Mattia Marciano si sposa: il passato fa rumore. La vita vera, molto meno.
Dopo essere stato guardato da così tante persone, Mattia ha scelto di costruire qualcosa che non aveva bisogno di spettatori.
Ci sono persone che passano dalla televisione alla vita reale. Mattia Marciano ha fatto il percorso inverso.
Per un periodo è stato un volto conosciuto da milioni di persone. Uno di quelli che il pubblico pensa di conoscere perché lo ha visto.
Poi, a un certo punto, ha smesso.
Non ha cercato di restare lì dentro a tutti i costi. Non ha continuato a nutrire il personaggio. Non ha trasformato ogni pezzo della propria vita in una nuova occasione per essere guardato.
Ha fatto una cosa molto più difficile.
E oggi si sposa.
Con Camilla. Con Alberto. Con una famiglia. Con una vita che, rispetto a quella che molti ricordano, ha una caratteristica piuttosto evidente:
Il passato di Mattia Marciano non è un capitolo da riaprire
È il motivo per cui questa storia è interessante.
Non perché dobbiamo tornarci. Ma perché si vede chiaramente la distanza.
C’è stato un tempo in cui Mattia era un personaggio pubblico. Oggi è un uomo che parla della propria vita con la concretezza di chi ha smesso di dover dimostrare qualcosa.
E forse è questa la vera forma di successo.
La televisione ti insegna a stare davanti agli altri. La vita, prima o poi, ti chiede di capire chi sei quando nessuno ti sta guardando.
Mattia oggi sembra aver scelto quella seconda parte.
E dentro quella scelta c’è Camilla.
Camilla e Mattia non sono una storia d’amore da cartolina
Per fortuna.
Camilla descrive Mattia così:
presente. Sincero. Antipatico.
Mattia descrive Camilla così:
solare. Rompipalle. Amorevole.
Se cercate parole perfette, siete nel posto sbagliato.
Questa non è una storia d’amore costruita per sembrare bella.
È una storia d’amore che è diventata bella perché ha resistito alla parte meno bella.
Alle discussioni. Ai caratteri forti. Alla testardaggine.
A quel modo tutto loro di riuscire a litigare e, poco dopo, ritrovarsi nello stesso abbraccio.
Il loro film è Le pagine della nostra vita.
E sì, anche qui la cosa più interessante non è il romanticismo.
È la parte in cui due persone continuano a scegliersi anche quando sarebbe molto più semplice avere ragione.
La loro storia è iniziata durante il lockdown
16 marzo 2020.
Una diretta Instagram.
Una battuta.
“Risolto con il gas?”
Non è esattamente l’inizio che Hollywood avrebbe scritto.
Eppure funziona.
Poi sono arrivate le videochiamate.
Mesi passati a conoscersi attraverso uno schermo.
Una relazione nata in un momento in cui il mondo aveva smesso di toccarsi.
E poi, il 4 maggio 2020, il primo incontro.
Finalmente carne e ossa.
Camilla con le mani sudate. La timidezza. Mattia che la bacia per rompere il ghiaccio.
Perché dopo mesi passati a parlare con qualcuno, la cosa più difficile può essere proprio stare davanti a lui.
Senza uno schermo. Senza una distanza. Senza la possibilità di interrompere la chiamata.
Poi è arrivato Alberto
Ed è qui che la storia smette di essere soltanto una storia d’amore.
Diventa una famiglia.
Alberto non è il bambino che compare nelle fotografie del matrimonio.
È il motivo per cui alcune fotografie esistono.
La proposta è arrivata al suo primo compleanno.
Non con una scena da copertina.
Con una domanda:
Ed è difficile immaginare una proposta più precisa di questa.
Perché dentro ci sono già tutti.
Camilla. Mattia. Alberto.
La famiglia che sono diventati.
Le rose rosse, il fiore di Camilla. Una frase sulla carta che le avvolgeva.
E una promessa che, in realtà, aveva già cominciato a esistere molto prima.
Mattia non sta iniziando una nuova vita
Questa è la parte che mi interessa di più.
Perché il matrimonio viene spesso raccontato come un inizio.
Ma per loro non lo è.
Mattia e Camilla non stanno iniziando a essere una famiglia il giorno in cui si sposano.
Lo sono già.
Il matrimonio arriva dopo.
Dopo le videochiamate. Dopo il primo incontro. Dopo le discussioni. Dopo il primo viaggio insieme alle Isole Eolie. Dopo Alberto.
Dopo tutte quelle giornate normali che non hanno mai avuto bisogno di essere fotografate.
Il giorno importante è quasi sempre solo la parte più visibile di una storia che ha già fatto tutto il lavoro.
Il passato si lascia alle spalle in modi diversi
A volte con una dichiarazione.
A volte con una porta chiusa.
A volte semplicemente smettendo di tornare indietro.
Mattia ha lasciato andare una parte della propria vita che lo aveva reso riconoscibile a tutti.
E non l’ha sostituita con un’altra versione pubblica di sé.
Ha fatto qualcosa di molto più radicale.
Una famiglia.
Camilla.
Alberto.
Un panino e due birre.
Una discussione.
Una risata.
Una casa.
E forse è proprio questo il dettaglio più provocatorio di tutta la storia.
Il padre che è stato. Il padre che è diventato.
C’è un dettaglio che dice molto più di quanto sembri.
Il padre di Mattia si chiama Alberto.
Come suo figlio.
E in questo matrimonio c’è una linea invisibile che attraversa tre generazioni.
Un padre. Un figlio. Un bambino.
Mattia che oggi è figlio e padre contemporaneamente.
E che, nel giorno del suo matrimonio, si trova a guardare entrambe le cose nello stesso momento.
La famiglia di Camilla ha la stessa forza.
Sua madre Marietta sarà accanto a lei durante la preparazione.
Suo padre Anacleto non ci sarà fisicamente.
Ma ci sono assenze che non riescono a svuotare una stanza.
La rendono più piena.
Di memoria. Di silenzio. Di tutto quello che una figlia avrebbe voluto condividere con suo padre.
E che, proprio per questo, sarà presente in ogni cosa.
La vera fotografia non è quella in cui tutti guardano l’obiettivo
È quella in cui qualcuno dimentica che esiste.
Ed è qui che entro io.
Non per fotografare Mattia Marciano.
Quello lo hanno già fatto in molti.
Io sono lì per fotografare Mattia.
La differenza è enorme.
Non mi interessa il personaggio che il pubblico pensa di conoscere.
Mi interessa l’uomo che sta accanto a Camilla.
Il padre di Alberto.
Il figlio di Alberto.
Il fratello di Anna Maria e Claudia.
L’amico di Roberto.
Quello che si prepara. Che si emoziona. Che si agita. Che probabilmente, a un certo punto, si comporterà anche da antipatico.
Perché la perfezione è una pessima materia prima per una fotografia.
La verità funziona molto meglio.
E poi ci sono le fotografie. Non quelle che servono a dimostrare che c’eri, ma quelle che ti fanno capire perché quel giorno meritava di essere raccontato.
Il matrimonio non è il punto di arrivo
È la prova che la vita vera non ha bisogno di un pubblico.
Mattia e Camilla si sposano dopo essersi conosciuti attraverso uno schermo.
Dopo essersi incontrati con le mani sudate e la timidezza addosso.
Dopo aver costruito una famiglia.
Dopo aver avuto un figlio.
Dopo aver litigato.
Dopo essersi scelti ancora.
E forse la cosa più bella è che non hanno bisogno di dimostrare niente.
Non a chi li conosce.
Non a chi li ha conosciuti prima.
Non a chi li vedrà oggi.
Io sono lì per fotografarla.
Non per renderla più bella.
Non per renderla più importante.
Ma per fare una cosa molto più difficile:
Se anche tu vuoi un racconto che non si accontenti del bello
Scopri la mia visione della fotografia di matrimonio: un reportage costruito sulle persone, sui gesti e su tutto quello che accade quando smetti di chiedere a una storia di mettersi in posa.


















